Da piattaforma a partito ?frame?, ecco il congresso junior del Pd

Negli ultimi tempi il Foglio ha ospitato diversi interventi per ragionare sul futuro del Partito democratico, ha pubblicato il manifesto con cui Ignazio Marino presenterà (con ogni probabilità) la sua prossima candidatura, ha raccontato il pensiero politico di Francesco Rutelli, ha proposto di creare un grande partito in grado di contenere tutte le anime del centrosinistra e ha cercato di approfondire i temi legati a tutto ciò che nel bene e nel male significa nuovismo.

Ma quello è un modello che batte la fiacca, che non è in grado di intercettare nuove domande che la società presenta, e non solo per un capriccio di Veltroni, ma perché oggettivamente mi pare rispecchi quel modello che io – a 28 anni – ho conosciuto nei grandi film in bianco e nero di Peppne e Don Camillo, di quelle narrazioni di passione civile, impegno, grandi ideali, in cui i luoghi di aggregazione e di maturazione dell’identità erano gli oratori, le sezioni, le case del popolo.

Molti di noi – penso a Civati, Paola Concia e a molti altri che non sono qui – sono in grado di rappresentare il Partito Democratico quanto i candidati attuali, però penso che per guidare un grande partito di massa che deve intercettare più di 13-14 milioni di voti, è giusto farlo attraverso esperienze consolidate.

Serve perché se devo sfidare le incrostazioni consociative di questo paese, i blocchi che impediscono alla mia generazione di immaginare non dico un progetto di vita ma il modo per sbarcare il lunario, devo sfidare tante di quelle forze che non basta trovare la leadership solitaria che prende voti alle primarie.

Fonte:
http://www.ilfoglio.it/soloqui/2801

Pubblicato in:  on Luglio 10, 2009 at 7:22 pm Lascia un Commento
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