Un occhio alle esigenze locali e al mercato nazionale. Senza dimenticare che se non si guarda oltre confine si rischia di restare troppo piccoli per continuare a lavorare in una situazione dove la concorrenza si fa sempre più forte e la presenza di colossi internazionali sempre più pressante. Per A2A la sfida è tutta qui: tre fronti su cui combattere per dare un servizio sempre migliori ai clienti.A2A è nata dalla fusione di Aem Milano e di Asm Brescia con la importante presenza di Bergamo a fare da cerniera, ma ha saputo diventare in breve tempo un polo di attrazione per le ex municipalizzate lombarde, da Como e Monza, a Sondrio, a Varese. Così il radicamento nelle realtà locali diventa un modo per essere più vicini ai cittadini, ma non impedisce di crescere all’estero, dove A2A ha fatto importanti acquisizioni e accordi.Innanzitutto non va dimenticata l’intesa con il colosso francese Edf, con il quale spartisce il controllo di Edison, il secondo produttore elettrico nazionale.Poi c’è la quota nella svizzera Atel, mentre in Francia ha acquisito Coriance che opera nell’hinterland parigino oltre che a Tolosa e Digione: venti impianti nel settore del teleriscaldamento e della cogenerazione. Senza contare Ecodeco che ha impianti per il trattamento dei rifiuti in Gran Bretagna e Spagna, oltre che ovviamente in Italia. Così in brevissimo tempo si è passati da una serie di piccole realtà sparse sul territorio a un gruppo che al 31 dicembre 2007, al momento del via alla fusione Milano-Brescia, aveva ricavi pro forma per 5,2 miliardi di euro, un margine operativo lordo di un miliardo, un utile netto di oltre mezzo miliardo e una capitalizzazione in Borsa di otto miliardi.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=297710