Mi sembra che non si è capita una cosa importantissima e cioè che la nomina di D’Alema non è del governo italiano, ma è una candidatura del Partito Socialista Europeo.
Ma è proprio questa la democrazia che vogliamo vedere all’opera: un’Europa che sappia, finalmente, parlare con una voce sola, per tornare a contare in questo mondo sconvolto perfino nel clima, e una politica nazionale in cui, sia pure senza ‘inciuci’, inizi finalmente la stagione del rispettoso, scambievole riconoscimento e della sicura, reciproca legittimazione, in una dialettica politica anche serrata e senza sconti, ma giammai dimentica della responsabilità anche pedagogica nei confronti della popolazione, che deve sempre poter guardare ai suoi rappresentanti come a modelli di educazione, diplomazia e intelligenza.
La cosa stupefacente di questo nostro Paese è che, qualunque cosa venga proposta, provoca una marea di distinguo, di se e di ma, di esami dietrologici, a volte basati sul fumo della pipa, o su questioni di lana caprina.
Insomma, dico, se dal PSE si fa una rosa di nomi e in questa rosa viene inserito un italiano, D’Alema, già ministro degli esteri italiano, che ha svolto bene il proprio compito, che motivo c’è di sorridere o di fare dietrologia ironica’
Fonte:
http://www.corriere.it/politica/09_ottobre_31/dalema-candidatura-ministro-ue_0352f0ca-c611-11de-a5d7-00144f02aabc.shtml